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a cura di Raffaella Di Napoli
La Rete LEADER ha preso parte il 26 novembre all'iniziativa "Il futuro della programmazione LEADER e il ruolo dei GAL", promossa da ANCI Toscana e dall'Accademia dei Georgofili, entrando nel vivo di un confronto ampio e partecipato - con Commissione europea, Regione Toscana, rappresentanze agricole e GAL - sui nodi della nuova PAC, sulle risorse in gioco e sulle strade possibili per rinnovare il metodo LEADER (https://www.georgofili.info/eventi/il-futuro-della-programmazione-leader-e-il-ruolo-dei-gal-gruppi-d....).
L'iniziativa ai Georgofili ha evidenziato con chiarezza come la futura programmazione 2028-2034 rappresenti una sfida per rilanciare LEADER quale politica capace di accompagnare le trasformazioni in corso nelle aree rurali. Non si tratta semplicemente di aggiornare gli strumenti esistenti, ma di rimettere al centro un approccio che sappia leggere territori profondamente cambiati nelle loro geografie sociali, economiche e ambientali.
Le analisi presentate dalla ReteLEADER hanno mostrato che il nuovo quadro finanziario della PAC sarà molto più ristretto rispetto al passato. La proposta attuale prevede una riduzione del 22% delle risorse complessive, un taglio che per l'Italia si traduce in circa 8,9 miliardi di euro in meno. Parallelamente crescono le pressioni su altre priorità politiche - dalle infrastrutture alla transizione ecologica al digitale, fino alla competitività delle imprese agricole - che rischiano di comprimere ulteriormente lo spazio dedicato allo sviluppo rurale. In questo contesto si inserisce l'introduzione del "rural target", che destina almeno il 10% delle risorse non pre-allocate a interventi nelle aree rurali. È un segnale significativo: la Commissione riconosce la necessità di proteggere questi territori, spesso marginalizzati dalle dinamiche politiche e finanziarie. Eppure, questo strumento, pur importante, non basta a garantire che LEADER disponga di risorse adeguate per continuare a operare come politica di sviluppo locale partecipato. Senza un sostegno esplicito, il metodo rischia di essere sacrificato a favore di priorità considerate più urgenti o immediatamente misurabili.
Da qui deriva la necessità di difendere LEADER con determinazione, non per conservare l'esistente, ma per salvaguardare ciò che lo rende distintivo: la capacità di coinvolgere le comunità, la lettura integrata dei territori, la costruzione di cooperazione e fiducia, la presenza nei luoghi dove le transizioni - ecologica, energetica, sociale - si manifestano con maggiore intensità. L'eliminazione, nel ciclo 2028-2034, della soglia minima di spesa dedicata a LEADER produrrebbe effetti evidenti: territori che continueranno a investire convintamente nel metodo e altri che, in assenza di un vincolo finanziario, lo ridurrebbero a un ruolo marginale. Ripristinare un livello minimo di impegno non significherebbe irrigidire la programmazione, ma garantire equità, continuità operativa dei partenariati locali e tutela di un patrimonio collettivo costruito in trent'anni di applicazione.
Nel prossimo ciclo della PAC sarà quindi cruciale mantenere una vigilanza attiva, presidiare i processi regolatori, dimostrare con dati e risultati il valore aggiunto generato finora e difendere con fermezza uno strumento che rischia altrimenti di essere spinto ai margini proprio mentre aumenta la complessità delle sfide territoriali.
Nonostante i risultati ottenuti e il riconoscimento della sua efficacia, LEADER non può limitarsi a replicare il modello consolidato. Le trasformazioni che attraversano le aree rurali — spopolamento, nuovi bisogni sociali, mobilità crescente, crisi climatica, mutamenti dei sistemi produttivi — richiedono un metodo capace di rinnovarsi, di ampliare lo sguardo e di reinterpretare la propria funzione all'interno delle politiche territoriali. Le riflessioni emerse durante l'iniziativa dai rappresentanti dell'Istituto Geografico, i GAL, le Associazioni di categoria indicano con precisione le aree in cui questo rinnovamento deve avvenire.
Le direttrici emerse - relazioni funzionali, pluralità dei contesti rurali, strategie multi-scala, integrazione tra micro-progetti e visione strategica, presidio finanziario - delineano un percorso ambizioso ma indispensabile. In un quadro di risorse più scarse, LEADER non potrà limitarsi a essere mantenuto: dovrà essere rivendicato, qualificato e potenziato. Nessun altro strumento della PAC possiede oggi la capacità di attivare comunità, generare cooperazione e radicare visioni di sviluppo nei territori.
La nuova PAC dovrà riconoscere e sostenere questa funzione. E i GAL, dal canto loro, saranno chiamati a dimostrare ancora una volta che LEADER è molto più di una misura: è un'infrastruttura democratica dello sviluppo rurale, uno spazio in cui le comunità possono partecipare, decidere, costruire il proprio futuro.