
a cura di Davide Longhitano, CREA PB
«A mio parere una rivista regionale come la vostra dovrebbe orientarsi nel campo delle inchieste, verso tre distinti settori di lavoro: a) le inchieste strutturali (condizioni sociali, economiche, sul regime alimentare, sull'abitazione, sulle condizioni igienico-sanitarie, sulla scuola, ecc.); b) inchieste sulle forme tradizionali di vita culturale che influenzano gli strati meno avanzati della popolazione, soprattutto del mondo contadino; c) inchieste sulle nuove forme di vita culturale popolare nate sotto la spinta del movimento contadino».
Con queste parole, nel 1954, l'antropologo Ernesto de Martino rispondeva alla rivista Lucania, indicando tre ambiti di indagine complementari, quali le condizioni strutturali della popolazione, le forme della vita culturale tradizionali e quelle emergenti. La riflessione conserva una particolare attualità per lo studio dei territori rurali, poiché richiama la necessità di affiancare all'analisi delle condizioni economiche e materiali la comprensione dei processi attraverso cui le comunità interpretano la propria esperienza e partecipano alle trasformazioni sociali. Questa prospettiva trova un ulteriore riferimento nella teoria demartiniana della presenza, intesa come capacità storicamente e culturalmente situata dei soggetti di mantenere un rapporto attivo con il mondo e di operare al suo interno (De Martino, 1948).
Senza ovviamente voler assimilare la marginalità rurale alla crisi della presenza, questa prospettiva aiuta a interrogare condizioni di fragilità, perdita di riferimenti e riduzione delle possibilità d'iniziativa. Lo sviluppo locale non dipende dalla sola disponibilità di risorse economiche, ambientali e culturali, ma anche dalla capacità degli attori di riconoscerle, attribuire loro significato e mobilitarle nella costruzione del futuro territoriale (Bebbington, 1999; Camagni, 2009).
In questo quadro, esperienze e iniziative territoriali, come ad esempio ad esempio i cammini, le pratiche legate al patrimonio agricolo e alimentare, i Progetti di Comunità (PdC) sviluppati nell'ambito delle strategie LEADER, possono offrire contesti interessanti per indagare tali processi. Attraverso esperienze condivise, cooperazione e progettazione partecipata, possono favorire il riconoscimento delle risorse territoriali, la costruzione di significati e nuove relazioni. Resta tuttavia da comprendere in quali condizioni questi processi possano tradursi in comportamenti, pratiche di cura e capacità d'azione collettiva, contribuendo alle trasformazioni dei territori rurali. (continua)