
Uno studio CREA su Agroforestry Systems incrocia l'attuazione finanziaria delle misure con le percezioni di amministratori regionali e imprenditori agricoli. La partecipazione cresce con formazione ed esperienza, ma resta frenata da informazione carente e burocrazia.*
L'agroforestry — alberi consociati a colture o a pascoli — è tra gli strumenti che la PAC sostiene per biodiversità, suolo e adattamento climatico. In Italia le misure restano poco utilizzate: è il fenomeno che lo studio di Rosa Rivieccio, Martina Agosta, Erica Mazza e Raoul Romano, ricercatori del CREA, analizza su Agroforestry Systems.
La ricerca affianca due livelli di analisi. Il primo ricostruisce l'attuazione delle misure agroforestali nei cicli di programmazione della PAC, sul piano finanziario e amministrativo. Il secondo raccoglie le percezioni di due categorie di stakeholder — amministratori regionali e imprenditori agricoli e forestali — con un questionario preceduto da interviste semi-strutturate, analizzate secondo l'approccio di Graneheim e Lundman.
Sul piano comportamentale il modello logit stima effetti marginali significativi: la formazione è associata a un aumento di 18 punti percentuali della propensione a candidarsi ai bandi 2023-2027, l'esperienza diretta a +13,4, la percezione dei benefici a +6,9. La variabile di genere femminile mostra +15. L'appartenenza ad associazioni non risulta significativa.
Le barriere ricorrenti sono altre: conoscenza limitata, complessità amministrativa, percezione che il sostegno finanziario non sia adeguato. L'86% degli amministratori regionali ritiene cruciale un intervento istituzionale, soprattutto a fini formativi.
Gli autori dichiarano i limiti senza attenuarli: campione ridotto, non probabilistico, con possibile autoselezione dei rispondenti. I risultati vanno letti come evidenza esplorativa, non generalizzabile all'intera platea. Le indicazioni per il prossimo ciclo restano però convergenti: formazione, comunicazione e coerenza tra misure.
Il paper è open access (CC BY-NC-ND 4.0)