| Autore | Messaggio |
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| Stefano Barbieri |
Domenica 18/07/10 18:04 Il miraggio dell'innovazione ?Nell'ultimo editoriale dell'Informatore agrario, Roberto Esposti (Università Politecnica delle Marche) affronta il tema della innovazione e del trasferimento tecnologico in agricoltura. Lo affronta in modo sicuramente stimolante, ma non ne condivido il pessimismo che lo pervade fin dal titolo. |
| Anna Vagnozzi |
Giovedì 29/07/10 11:42 Re: Il miraggio dell'innovazione ?Concordo con Barbieri, non credo sia necessario dare alla ricerca europea i medesimi obiettivi di studio (per quanto in termini generali esistono già, ad esempio nei Programmi Quadro, nei Foresight ecc) e costruire un sistema istituzionale unico per ricerca e trasferimento tecnologico per rendere operativa la strategia di Lisbona, di recente ripresa e rilanciata. La risposta alle problematiche delle diverse tipologie di agricoltura e la metafora della rete sono le metodologie e gli strumenti più efficaci a rispondere alla necessità di innovazione dell'agricoltura europea. Tuttavia, non posso non concordare con Esposti circa la sostanziale inefficacia di quanto messo in campo finora dall'UE che nei documenti di ampio respiro ha un approccio estremamente avanzato che poi viene ridimensionato dagli strumenti normativi e finanziari messi in campo che risentono del fiato corto della politica (la quale cerca sempre di mantenere lo status quo e le garanzie già ottenute). |
| Fabio M. Santucci |
Sabato 31/07/10 19:30 Re: Il miraggio dell'innovazione ?Purtroppo non sono in Facoltà e non ho letto l'editoriale di Esposti cui fa riferimento Barbieri. Mi innesto sul discorso della necessità di innovazione e sulla sua genesi e diffusione. E' indubbio che se guardiamo la situazione italiana, da n anni a oggi, il sistema (o i sistemi) non sono stati in grado di generare molta innovazione. Almeno a livello di tecnologie. Le agricolture italiane si sono adattate, grazie alla creatività ed alla fantasia di molti, sia nella produzioni primarie, che nel processing, spesso cmq in collaborazione con spezzoni della ricerca. Torno a ripetere quanto detto n volte: abbiamo troppi istituti di ricerca (CNR - CRA), troppe facoltà di agraria, che ahimé hanno budget operativi sempre più striminziti. Occorrerebbe quindi una riforma strutturale vera, che a questo punto ritengo oramai impossibile. E bisognerebbe mutare le procedure di allocazione delle risorse, ancora ferruginose e certamente ammodernabili. Circa poi la politica della UE, certo bisogna spingere per più risorse, sia per la ricerca applicata, la consulenza, l'animazione, etc., ma lo stesso va richiesto allo Stato ed alle Regioni. Quando vedo programmi di "ricerca di base" dalla durata di 12 mesi, finanziati con 15 o 20.000 euro, mi chiedo se chi gestisce queste risorse sa veramente cosa sia la ricerca... saluti |