
Una prima ricognizione degli strumenti extra LEADER gestiti dai Gruppi di Azione Locale italiani
a cura di Raffaella Di Napoli, Roberta Ciaravino | RRN ReteLEADER
Trent'anni. È più o meno il tempo che i Gruppi di Azione Locale italiani passano a chiedersi, nei convegni, nelle relazioni annuali, nei tavoli istituzionali, se siano o meno agenzie di sviluppo. La domanda ricorre con una certa ostinazione e la risposta implicita che si spera di ricevere è quasi sempre la stessa: sì, naturalmente. Siamo qui, lavoriamo, coordiniamo, integriamo, progettiamo. Siamo molto più di un semplice organismo di gestione dei fondi LEADER. E a sostegno di questa tesi, uno degli argomenti più ricorrenti è proprio la capacità dei GAL di operare ben oltre il perimetro LEADER: attivare altri strumenti, entrare in partenariati, gestire risorse di origine diversa, costruire connessioni tra politiche che altrimenti non si parlerebbero.
I GAL italiani hanno costruito nel tempo competenze tecniche solide, reti relazionali dense, una conoscenza dei territori che pochi altri soggetti possono vantare. È un patrimonio reale, che non ha bisogno di essere gonfiato per essere riconosciuto. (continua)