
Il castagno dà nuovo impulso alla montagna | Corso di castanicoltura organizzato da Scuola di Montagna e GAL MontagnAppennino, sei lezioni da marzo a dicembre
San Marcello Piteglio - La castanicoltura sta vivendo un momento di rinascita e può essere un nuovo volano di sviluppo per la montagna pistoiese, una nuova opportunità è offerta dal corso indetto da GAL MontagnAppennino, Scuola di Montagna di Anci Toscana e Slow Food. Sei lezioni, in presenza e on line arricchite da visite nei castagneti, incontri con produttori, tecnici, enti di ricerca, realtà associative e amministratori locali.
Un'opportunità per giovani, disoccupati/inoccupati, aspiranti imprenditori, professionisti del settore agricolo, agrituristico e dell'accoglienza rurale per far vivere e fiorire il territorio della montagna pistoiese, il corso mira a trasformare il patrimonio naturale in una leva di sviluppo locale, formando figure professionali specializzate nella gestione sostenibile del castagneto, nella trasformazione del prodotto castanicolo e nello sviluppo di servizi turistico-ricettivi in ambiente montano, guardando anche alla costruzione di modelli di impresa sociale radicati nella filiera della castagna.
La Toscana, dove è nato alcuni mesi fa il Distretto rurale castanicolo regionale, è la seconda regione italiana per importanza dei castagneti da frutto, dopo la Campania, con il 18% delle aziende e il 20% delle superfici nazionali.
"Oggi la castanicoltura non è solo una pratica agricola: è una scelta strategica per il futuro dei territori montani", ricorda il sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo. "Investire nella gestione sostenibile del castagneto significa proteggere l'equilibrio degli ecosistemi, difendere la biodiversità e prevenire il dissesto idrogeologico. Ma significa anche trasformare una tradizione in motore di sviluppo, generando lavoro, rafforzando le comunità locali e contrastando concretamente lo spopolamento delle aree interne".
"Con l'avvio del campus esperienziale di formazione in castanicoltura e imprenditorialità sociale, Slow Food inaugura la prima Scuola della Rete Slow Food dei castanicoltori. Un progetto che nasce per contrastare l'abbandono delle aree montane, valorizzare i mestieri legati al bosco e costruire nuove opportunità economiche e sociali nelle comunità locali", sottolinea Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia.
In un contesto segnato dalla crisi climatica e dallo spopolamento delle terre alte, il castagno rappresenta una risorsa strategica per la transizione ecologica e per la rigenerazione dei territori. Rimetterlo al centro significa riconoscere il valore produttivo, culturale e paesaggistico della montagna, ma anche investire su nuove competenze e su forme di imprenditorialità capaci di coniugare sostenibilità ambientale e inclusione sociale.
Il corso è riservato a un massimo di 25 partecipanti ed è previsto il rilascio di un attestato finale.
La quota di partecipazione è di 400 euro (comprensiva di vitto e alloggio) oppure di 250 euro (comprensiva solamente del vitto).
Realizzato con il contributo della Fondazione Caript, il corso è una delle proposte della Scuola di Montagna, iniziativa di alta formazione gestita da Anci Toscana e dal GAL MontagnAppennino, parte della Londa School of Economics, un progetto di LAMA Impresa Sociale sostenuto dai fondi dell'Otto per Mille Valdese.
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