
La necessità di riconoscere giuridicamente come distretti biologici alcune aree particolarmente attive sotto il profilo ambientale e/o sociale e in termini di sviluppo dell'agricoltura biologica e delle sue filiere e il crescente numero di distretti biologici istituiti a livello privatistico ha indotto dapprima lo Stato italiano, nell'ambito del Distretti del cibo e, nel 2022, con la legge quadro sull'agricoltura biologica, e successivamente alcune Regioni a normare tale fattispecie stabilendo anche i criteri per il loro riconoscimento giuridico. Al momento, i distretti biologici hanno superato le novanta unità anche se non ancora tutte riconosciute dalle rispettive Regioni. Il contesto italiano, pertanto, si presenta particolarmente dinamico tanto da suscitare l'attenzione sia della FAO sia della Commissione europea che, nell'ambito del Piano d'azione europeo per la sviluppo della produzione biologica, in vista del conseguimento dell'obiettivo del 25% di SAU biologica sulla SAU totale, evidenzia la necessità di incoraggiare gli Stati membri a sostenere lo sviluppo e l'attuazione dei biodistretti.
I distretti biologici si caratterizzano per estensione, età, evento acceleratore che ne determina l'istituzione, grado di operatività, contesto, rete di appartenenza diversi tra loro, dando luogo, da un lato, a un tessuto piuttosto frammentato ma, dall'altro, a una profonda ricchezza che si concretizza in numerose azioni, spesso innovative, calibrate sulle realtà specifiche. Tra queste vi è anche l'adozione di buone pratiche, volte a fornire soluzioni a criticità che acquisiscono connotazioni particolari nei singoli territori.
La raccolta e la diffusione di queste buone pratiche risulta utile nella misura in cui soprattutto gli altri distretti biologici ne vengono a conoscenza per confrontarsi su aspetti di particolare interesse per loro, oltre che per valutare l'opportunità di riprodurle nei propri territori con i necessari adattamenti, valicando in questo modo i legami delle singole reti a cui appartengono. Tale confronto è anche funzionale ad agevolare e rafforzare le relazioni dirette a convogliare richieste e rendere note particolari esigenze a Regioni e Ministero nell'ambito del Tavolo tecnico del biologico tramite i tre rappresentanti dei distretti biologici italiani che vi partecipano.
Pertanto, dopo la prima parte che affronta la normativa in temi di distretti biologici, descrive lo stato dell'arte circa la diffusione dei distretti biologici e riporta i primi risultati dell'indagine permanente, il presente rapporto illustra in maniera ragionata e per singola tematica le attività realizzate dai distretti biologici che hanno partecipato all'indagine permanente e da questi reputate buone pratiche.