L'Italia è un paese a elevato rischio idrogeologico. Il progressivo abbandono delle aree montane e rurali, ha ridotto negli anni il ruolo di presidio e prevenzione che la gestione agrosilvopasorale attiva ha da sempre garantito. Gli eventi catastrofici naturali (alluvione, frana, ecc) rappresentano non solo un problema in termini ambientali e sociali, ma anche un importante fattore di limitazione per lo sviluppo economico e sociale di molte aree d'Italia. La prevenzione e il presidio dei territori a rischio appaiono sempre più come azioni indispensabili per la tutela attiva del territorio, la salvaguardia e il miglioramento dell'ambiente, nonché per lo sviluppo economico e sociale delle aree montane d'Italia. Proprio per preservare l'ambiente fisico e quindi impedire forme di utilizzazione che possano determinare denudazione, innesco di fenomeni erosivi, perdita di stabilità, turbamento del regime delle acque ecc., con possibilità di danno pubblico, fu istituito il vincolo idrogeologico (R.D.L. 3267/23).
Cosa serve oggi per poter riconoscere concretamente il ruolo svolto dalla gestione attiva del patrimonio forestale nei territori a rischio idrogeologico, per la prevenzione del rischio e protezione del suolo e delle acque?